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Export gioielleria italiana 2025: Nuova ricerca ICE e Federorafi

Export gioielleria italiana 2025: Nuova ricerca ICE e Federorafi

È stata presentata il 26 marzo ad Arezzo una nuova ricerca ICE in collaborazione con Federorafi che indaga i flussi e le propensioni d’acquisto sui principali mercati Europei e sul Regno Unito relativamente al settore orafo e della gioielleria.

Con gli annunci del presidente americano Trump sull’arrivo di nuovi dazi e la conseguente lista emanata dall’Unione Europea contenente i codici doganali potenzialmente a rischio “di ritorsione” (tra cui c’è anche il gioiello), si è creata una grossa incertezza rispetto al futuro del mercato americano, prima area di sbocco per il nostro export con un valore di più di 1 miliardo e mezzo di Euro.

Per questo, la ricerca di ICE uscita pochi giorni fa risulta particolarmente puntuale al fine di comprendere se i paesi analizzati possano rispondere alla necessità di diversificazione in un comparto tradizionalmente caratterizzato da un forte orientamento internazionale e da una consolidata presenza italiana negli USA.

Oltre che sull’Italia – utilizzata come benchmark – la ricerca si concentra in particolare su Germania, Spagna, Francia e Regno Unito, principali economie oltre che maggiori mercati europei per i prodotti di gioielleria e oreficeria.

Ma sono questi mercati una reale risposta al bisogno di diversificazione del portafoglio delle imprese orafe italiane? Vediamolo con i dati.

Valori e crescita dei mercati analizzati

Francia (+13%), Italia (+9,5%) e Spagna (+7,1%) hanno sperimentato un importante tasso di crescita nel 2023, mentre la Germania è cresciuta del solo 2,7% ed il Regno Unito è addirittura leggermente arretrato (-0,1%), nonostante in termini di valore rimanga il mercato più importante, pari a oltre 5 miliardi di euro.

Il più piccolo mercato tra quelli analizzati risulta essere la Spagna (poco più di un miliardo e mezzo), seguito da Francia (4,9 miliardi), Italia (4,1 miliardi) e Germania (4,2 miliardi).

Canali di vendita per l'export della gioielleria italiana

In tutti i mercati esplorati gli acquisti avvengono in misura più rilevante attraverso il canale gioiellerie, quindi i nostri produttori utilizzano ancora canali commerciali classici diretti, come i propri commerciali o agenti di vendita.

In Italia le gioiellerie rappresentano il 78% delle vendite, in Francia, Germania e UK circa due terzi. I grandi magazzini restano sempre sotto il 20% in tutti i paesi analizzati. L’e-commerce si attesta intorno al 20% in UK, Germania e Spagna, mentre in Francia ed Italia non supera il 15%.

Branded, Unbranded e Abitudini sui Metalli

Vale la pena rilevare come, secondo la ricerca ICE, le vendite di prodotti di marca e unbranded/private label sono abbastanza equivalenti; con l’unica eccezione del Regno Unito, dove prevalgono nettamente i prodotti unbranded (70%), negli altri mercati i prodotti non marchiati sono superiori di poco alle vendite di brand; solo in Germania i marchi mostrano una quota superiore (55%).

L’oro è il primo componente dei prodotti venduti in Francia (51%) e Italia (42%), ma anche nel Regno Unito, sebbene con una quota minore (34%). In Germania e Spagna prevale l’argento (rispettivamente con una quota del 34% e 25%), sul mercato iberico è molto rilevante il platino (19%). La bigiotteria pesa per circa un quinto in tutti i mercati eccetto la Francia, dove ha una rilevanza minore (14%).

Sostenibilità, Made in Italy, acquisto medio

La ricerca ha incluso anche un’importante analisi qualitativa e campionaria su molti temi, tra i quali la propensione ad acquistare produzioni nazionali e/o estere, l’importanza della sostenibilità nelle scelte d’acquisto ed il valore della spesa individuale per gioiello.

L’argomento sostenibilità non sembra ancora avere un impatto significativo sulle scelte d’acquisto, ma è probabile che guadagni rilevanza nei prossimi anni.

In tutti i paesi, e questo a nostro avviso è un dato centrale, la propensione all’acquisto punta sui gioielli nazionali, tranne in UK, dove Made in Italy e Made in UK si eguagliano.

In tutti i paesi analizzati, la quota di consumi di prodotto nazionale è almeno pari ai 2/3 delle vendite, mentre il Made in Italy rappresenta quote molto limitate (tranne, ovviamente, in Italia), sempre inferiori al 10% e con una propensione alla crescita marginale o nulla.

Infine, sulla spesa media per l’ultimo gioiello acquistato, il campione si attesta sul valore più basso in Italia (506 Euro) e sul valore più alto in Germania (851 Euro), paese dove la percentuale di chi ha speso più di 2000 Euro è anch’essa la più alta d’Europa (10% del campione).

Le nostre conclusioni: Oltre l'Occidente?

A causa della crescente incertezza sul mercato americano, la diversificazione del portafoglio risulta centrale per le imprese orafe e di gioielleria italiane.

La nuova ricerca ICE e Federorafi presentata lo scorso 26 marzo analizza con dovizia mercati importanti a noi vicini e di facile accesso, rilevando un quadro di crescita con buone potenzialità.

In continente, si segnalano buone performance economiche, anche se rileva il crescente interesse per i prodotti nazionali, mentre, nel Regno Unito, a fronte di una crescita non proprio entusiasmante, l’interesse per il Made in Italy è un fattore centrale di sviluppo.

La Germania, infine, è da tenere in considerazione in quanto paese con la spesa per singolo gioiello più alta nonché con il maggiore interesse per prodotti brandizzati.

I risultati della ricerca, infine, non devono demoralizzare: tanti altri paesi affiancano alla crescita galoppante un interesse sicuramente maggiore per le produzioni estere ed in particolare Italiane, sia a marchio che in private label.

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Fonti: ICE, Intesa San Paolo, FederOrafi, Club degli Orafi Italia.

Autrice: Elena Annibali

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